Il grande teatro contemporaneo incontra ancora una volta la storia millenaria della Sardegna con la diciottesima edizione del NurArcheoFestival, in programma fino al 3 agosto 2026. La manifestazione, curata dall’associazione Il Crogiuolo e diretta da Iaia Forte e Rita Atzeri, rinnova il suo progetto culturale con il payoff “La flotta del teatro contemporaneo approda nei siti nuragici”, portando spettacoli, incontri e performance nei luoghi simbolo del patrimonio archeologico dell’isola.

Anche quest’anno il cartellone riunisce alcuni tra i protagonisti più apprezzati della scena teatrale italiana. Sul palco si alterneranno, tra gli altri, Giobbe Covatta, Elena Bucci, Andrea Renzi, Mario Perrotta, Giuliana Musso, Saverio La Ruina e Laura Curino, offrendo al pubblico un programma che intreccia ricerca artistica, memoria e narrazione contemporanea. A rendere ancora più coinvolgente l’esperienza saranno le visite guidate ai siti ospitanti, organizzate prima degli spettacoli serali e pensate per valorizzare il contesto storico e paesaggistico che accoglie ogni rappresentazione.
L’anteprima del festival prenderà vita in Ogliastra, tra l’area archeologica di S’Ortali e su Monti e l’Ex Blocchiera Falchi di Tortolì, dove dal 16 al 20 luglio si susseguiranno performance, concerti teatrali, presentazioni e laboratori. Tra gli appuntamenti più attesi figurano “Furentes. L’Eneide della follia”, “Tutto l’amore del mondo” di Gisella Vacca e le produzioni dedicate a figure simbolo della Sardegna come “Grazia: storia di Cosima che conquistò il Nobel” e “Samuele, il bandito”.
Dal 20 al 31 luglio il NurArcheoFestival entrerà nel vivo a Villanovaforru, cuore storico della rassegna, coinvolgendo il Nuraghe Genna Maria, Pinn’e Maiolu e la chiesetta di Santa Marina. Tra gli eventi di maggiore richiamo spiccano “Matrigna” con Iaia Forte, la prima nazionale di “My Name Is Edith Wharton” firmata da Fanny & Alexander e l’interpretazione di Elena Bucci in “Nella lingua e nella spada”. Il viaggio del festival proseguirà infine anche a Villagrande Strisaili e Urzulei, confermando una formula che unisce teatro, archeologia e valorizzazione del territorio in un dialogo capace di attraversare i secoli.