Si è parlato di sanità, delle difficoltà ancora presenti e degli interventi necessari per rafforzare i servizi nel territorio del Nuorese durante la Conferenza Territoriale Sanitaria e Socio-Sanitaria che si è svolta ieri nell’aula consiliare della Provincia di Nuoro. All’incontro, convocato dal presidente della Provincia Giuseppe Ciccolini, hanno partecipato la presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità Alessandra Todde, il direttore generale della ASL n. 3 di Nuoro Francesco Trotta, i sindaci e gli altri rappresentanti istituzionali del territorio.

Al centro del confronto è stato posto il funzionamento della rete sanitaria locale, tra assistenza ospedaliera e servizi territoriali, con particolare attenzione alle criticità ancora aperte e alle misure già avviate. Il direttore generale Francesco Trotta ha illustrato il quadro della ASL 3, che assiste oltre 141 mila residenti distribuiti nei quattro distretti di Nuoro, Macomer, Siniscola e Sorgono.
Nel suo intervento, Todde ha affrontato innanzitutto il tema dell’emergenza-urgenza e della scelta di interrompere il ricorso ai cosiddetti medici gettonisti. Una decisione che, ha sottolineato, ha richiesto uno sforzo significativo da parte del sistema sanitario e degli stessi professionisti.
«È stato un passaggio difficile ma necessario», ha spiegato la presidente, ribadendo che il Pronto soccorso deve essere considerato un presidio stabile, nel quale i professionisti lavorano in modo coordinato e condividono la responsabilità della presa in carico. Dal 30 giugno, in Sardegna, sono venute meno 94 unità impiegate attraverso il sistema dei gettonisti. A Nuoro e Sorgono, tuttavia, i turni sono stati garantiti anche nei mesi più complessi grazie all’impegno del personale. Nel frattempo, quattro professionisti sono stati stabilizzati a Nuoro e due a Sorgono.
«I problemi non sono risolti», ha ammesso Todde, «ma oggi abbiamo una base diversa e dobbiamo continuare a lavorare su stabilità e incentivi».
L’attenzione si è poi spostata sui reparti considerati strategici del San Francesco di Nuoro: medicina trasfusionale, pneumologia, pediatria, ortopedia e oncologia. La Regione, ha spiegato la presidente, intende superare quella che negli anni è stata una sorta di competizione tra aziende sanitarie per il reclutamento del personale, una dinamica che avrebbe finito per penalizzare soprattutto i territori più fragili.
«Nuoro, Oristano, Ogliastra e Gallura devono poter essere rafforzate», ha detto Todde. In questa prospettiva rientra anche la decisione di mantenere a Nuoro il chirurgo maxillo-facciale.
Per medicina trasfusionale, pneumologia, pediatria e ortopedia sono stati richiesti ad ARES concorsi dedicati. Le procedure sono già in corso e le domande sono state presentate. «ARES sta completando la selezione», ha spiegato la presidente, aggiungendo di aspettarsi «risposte concrete nel giro di poche settimane».
Un capitolo specifico è stato dedicato all’oncologia, per la quale è stata ribadita la necessità di consolidare la struttura. Il concorso per il nuovo primario è stato validato e la commissione dovrà essere convocata rapidamente. Nel frattempo è previsto l’arrivo di uno specializzando. L’obiettivo, ha sottolineato Todde, è rafforzare il reparto senza interrompere la continuità garantita dai professionisti che già lavorano a Nuoro.
Sul fronte della neurochirurgia, la collaborazione con il Brotzu è stata confermata e rafforzata attraverso il raddoppio delle ore previste dalla convenzione, passate da 24 a 48. Per la presidente si tratta di un passo importante, perché consolida il ruolo del San Francesco e indica nella collaborazione tra le diverse aziende sanitarie una delle strade per garantire servizi più solidi nei territori.
Resta centrale anche la questione del personale. Todde ha ricordato le risorse previste per rendere più attrattive le sedi considerate carenti. Il Fondo IRA mette a disposizione 1,3 milioni di euro per Nuoro, mentre la variazione di bilancio prevede ulteriori 6 milioni di euro per il 2026, 14 milioni per il 2027 e 16 milioni per il 2028 destinati agli incentivi per il personale nelle sedi più difficili. A queste risorse si aggiungono quelle rivolte ai giovani che scelgono di trasferirsi in Sardegna, con l’obiettivo di favorire l’arrivo di medici, infermieri e altri professionisti sanitari.
Durante la conferenza si è parlato anche delle liste d’attesa. Secondo quanto riferito dalla presidente, alcuni miglioramenti sono stati raggiunti sul fronte della diagnostica, mentre rimangono margini importanti di intervento sulle prime visite. «La presa in carico comincia dal tempo in cui il cittadino riesce ad accedere alla prestazione», ha osservato Todde, indicando proprio nell’accessibilità uno dei punti sui quali il sistema dovrà continuare a lavorare.
Un’altra parte dell’incontro ha riguardato le Case della Comunità e l’attuazione del DM 77, con la Regione che considera questa fase ancora come un periodo di assestamento. È previsto a breve un confronto con i medici di medicina generale per definire il loro coinvolgimento nelle Case della Comunità e arrivare a una carta dei servizi che sia concretamente utilizzabile dai cittadini.
L’obiettivo dichiarato è fare in modo che queste strutture non rimangano semplicemente edifici, ma diventino veri punti di accesso e presa in carico. Il rafforzamento della medicina generale e dell’assistenza territoriale viene considerato anche uno strumento per alleggerire la pressione sui presidi ospedalieri.
In chiusura, Todde ha richiamato gli interventi legati al PNRR. La variazione di bilancio regionale ha previsto risorse per consentire di completare i progetti che non sono ancora arrivati alla conclusione. Il prossimo passaggio sarà individuare, insieme al territorio, le priorità, distinguendo gli interventi ormai prossimi alla chiusura da quelli ancora in una fase iniziale. Una ricognizione necessaria per indirizzare le risorse verso i progetti ritenuti più urgenti e utilizzare i fondi nel modo più efficace possibile.