Quartu, regole per l’abito tradizionale: approvate le linee guida per tutela e utilizzo

Il Consiglio comunale di Quartu Sant’Elena ha approvato un nuovo disciplinare dedicato alla salvaguardia, tutela e uso dell’abito tradizionale cittadino, introducendo linee guida precise e istituendo un registro ufficiale. Il provvedimento definisce anche le modalità per il prestito e la manutenzione dei capi di proprietà comunale, segnando un passaggio formale nella gestione di uno degli elementi più rappresentativi dell’identità locale.

L’abito tradizionale quartese è considerato un patrimonio culturale immateriale che racchiude storia, cultura e saperi artigianali della comunità. Da qui la necessità di fissare criteri condivisi per garantirne la corretta trasmissione alle nuove generazioni, sia nelle tecniche di confezione sia nell’utilizzo dei materiali originali e nelle modalità di vestizione. L’obiettivo è evitare alterazioni o usi impropri, preservando il valore simbolico ed estetico del costume in tutte le occasioni pubbliche in cui rappresenta la città.

Per abito tradizionale quartese si intende l’insieme di capi e accessori riconducibili alla tradizione documentata tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento. Le linee guida distinguono tra abiti femminili, maschili e infantili, con indicazioni tecniche elaborate insieme alle associazioni culturali attive sul territorio. Il lavoro si basa anche su studi di riferimento, tra cui il volume “I costumi di Quartu Sant’Elena nel panorama dell’abbigliamento tradizionale sardo – Bisti sa crazza”, che raccoglie descrizioni storiche, varianti riconosciute e indicazioni su materiali, colori e confezionamento.

La regolamentazione si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione del costume, destinato a essere utilizzato in manifestazioni civili, religiose e turistiche con criteri uniformi. A supporto di questo processo è prevista una Commissione Tecnica con funzioni consultive, composta dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico e dalle Soprintendenze ministeriali competenti in Sardegna. Il suo compito sarà quello di certificare la conformità degli abiti impiegati nelle occasioni ufficiali e verificare l’attendibilità storica delle eventuali ricostruzioni.

L’adozione del regolamento rappresenta un ulteriore passo nella tutela del patrimonio culturale locale, con l’intento di coniugare rigore scientifico e valorizzazione del folclore. In questo senso, l’iniziativa punta a rafforzare la consapevolezza collettiva rispetto alle proprie radici, riconoscendo nell’abito tradizionale non solo un simbolo estetico, ma un elemento fondamentale della memoria e dell’identità della comunità.

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