Sono oltre 6.500 le imprese artigiane sarde che, direttamente o attraverso l’indotto, lavorano per il mercato turistico regionale. Rispetto al 2025 sono 610 in più e danno lavoro a circa 17mila dipendenti. Un settore che accompagna l’industria delle vacanze ben oltre le strutture ricettive e la ristorazione, ma che deve fare i conti con una difficoltà sempre più evidente: trovare personale.

È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, elaborata sui dati di ISTAT, UnionCamere, Movimprese e InfoCamere. Nell’artigianato regionale, circa una impresa su cinque è coinvolta nella filiera turistica. Un dato che colloca la Sardegna al quarto posto in Italia per il peso delle imprese artigiane nei settori collegati alla domanda turistica.
«I visitatori non cercano solo un posto letto, ma l’emozione di un gioiello in filigrana, il sapore di un prodotto agroalimentare autentico o l’unicità di un manufatto in ceramica», osserva Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna. È proprio in questa varietà che l’artigianato può diventare parte dell’esperienza di viaggio, mettendo in relazione la vacanza con produzioni e competenze legate al territorio.
A raccogliere il maggior numero di imprese sono le attività manifatturiere e dei servizi, con 1.408 aziende, pari al 21,5% del totale. Il comparto comprende la produzione di gioielleria e bigiotteria, ceramica, vetro e cornici, ma anche la lavorazione artistica di marmo, ferro, rame e altri metalli. A queste attività si aggiungono la fotografia e diversi servizi alla persona, come centri benessere e palestre, oltre ai servizi dedicati agli animali domestici.
Quasi sullo stesso livello si trovano ristoranti e pizzerie, con 1.400 imprese, pari al 21,4%. Seguono il trasporto di persone, che conta 1.131 imprese e rappresenta il 17,3% del comparto, e le attività di bar, caffè e pasticcerie, con 410 aziende, il 6,3% del totale. Sono invece 475 le imprese artigiane attive nell’abbigliamento e nelle calzature, pari al 7,3%.
Il peso della filiera turistica emerge anche sul fronte dell’occupazione. Per il trimestre estivo, da luglio a settembre 2026, le imprese sarde dei servizi di alloggio, ristorazione e turistici hanno programmato oltre 16mila assunzioni. Rispetto all’estate dello scorso anno, la domanda di lavoro cresce del 4,4%, un incremento superiore alla media nazionale.
La crescita, però, non basta a risolvere il problema della disponibilità di lavoratori. Secondo l’analisi, il 46% delle aziende segnala infatti difficoltà nel reperire personale e una parte consistente delle posizioni rischia di rimanere scoperta soprattutto per la mancanza di candidati.
«Nonostante una crescita della domanda di lavoro del 4,4%, superiore alla media nazionale, viviamo il dramma di non trovare collaboratori», sottolinea Meloni. Per Confartigianato, il dato sulle posizioni che rischiano di restare vacanti rappresenta un segnale da non sottovalutare, soprattutto in un settore che nei mesi estivi concentra una parte importante della propria attività.
Dietro i numeri delle presenze turistiche e delle assunzioni programmate c’è dunque una rete ampia di piccole imprese. Sono quelle che contribuiscono a costruire, attraverso servizi, prodotti e lavorazioni, una parte dell’identità dell’offerta turistica sarda. Ma per continuare a farlo, il comparto deve riuscire a trovare le persone necessarie a sostenere una domanda che, anche quest’estate, continua a crescere.