Promuovere l’istituzione di una Giornata nazionale dei cammini e del turismo lento e, allo stesso tempo, costruire un’offerta turistica capace di distribuire i flussi durante tutto l’anno. È attorno a questi obiettivi che si è sviluppato il confronto ospitato venerdì 2 ottobre nell’ex convento dei Cappuccini di Bosa, in occasione della quinta edizione di “Noi camminiamo in Sardegna”, manifestazione promossa dall’Assessorato regionale del Turismo, Artigianato e Commercio.

La tavola rotonda, moderata dalla giornalista Rai Lorena Bianchetti, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esponenti del mondo dei cammini ed esperti del settore. Dal confronto è emersa la volontà di mettere a punto una dichiarazione d’intenti condivisa da sottoporre al Ministero del Turismo, a sostegno della proposta di istituire una giornata nazionale dedicata a un modo di viaggiare che negli ultimi anni ha assunto un peso crescente nelle strategie di promozione dei territori.
Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro del turismo. L’assessore regionale del Turismo, Franco Cuccureddu, ha evidenziato come il settore sia profondamente cambiato e come la crescita dei viaggiatori renda necessario ripensare anche la distribuzione dei flussi. Secondo le stime richiamate dall’assessore, dai circa 400 milioni di persone che viaggiavano nel mondo trent’anni fa si è arrivati a un miliardo e mezzo lo scorso anno, con una previsione di quattro miliardi entro il 2050.
Per la Sardegna, una delle conseguenze di questa crescita è la necessità di prepararsi a una pressione turistica sempre maggiore sulle località più conosciute. «Dobbiamo essere pronti a subire un flusso di persone immane», ha sottolineato Cuccureddu, indicando nella destagionalizzazione e nella delocalizzazione due delle principali strategie sulle quali puntare. La ricerca di nuove destinazioni e di nuove motivazioni di viaggio diventa così anche uno strumento per affrontare il rischio di overtourism e per distribuire maggiormente le presenze sul territorio.
In questo scenario il turismo lento può rappresentare una delle opportunità per la Sardegna. I cammini permettono infatti di collegare paesaggi, piccoli centri, luoghi di interesse storico e religioso, creando un’offerta che non coincide necessariamente con il tradizionale turismo balneare estivo. L’Assessorato regionale sta lavorando proprio sul riconoscimento e sulla promozione dei cammini sardi, con l’obiettivo di farne una componente sempre più strutturata dell’offerta turistica regionale.
Ma il cammino non è soltanto una modalità alternativa per conoscere un territorio. Nel corso dell’incontro è emersa anche la sua dimensione più personale e comunitaria, legata alla cura di sé, alla spiritualità e alla possibilità di recuperare tempi e relazioni differenti da quelli della quotidianità.
Su questo aspetto si è soffermato monsignor Mauro Maria Morfino, vescovo di Alghero-Bosa e vicepresidente della Conferenza Episcopale Sarda, che ha definito il cammino una metafora centrale della Scrittura. Il percorso, ha spiegato, non è soltanto un’esperienza individuale, ma può diventare un modo per «riappropriarsi del noi», attraverso la calma e la gradualità proprie del camminare. Un’esperienza che consente di riscoprire ciò che è essenziale e di rimettere in ordine una scala di valori che, in una fase storica segnata da velocità e cambiamenti, può assumere un significato particolare.
A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Bosa, Alfonso Marras, che ha accolto i partecipanti arrivati in città lungo gli itinerari della manifestazione. Bosa, con il suo patrimonio storico e naturalistico e con il Temo, unico fiume navigabile della Sardegna, ha offerto un contesto particolarmente coerente con il tema dell’incontro.
Al confronto hanno preso parte anche Antonio Montani, presidente nazionale del CAI, e Antonella Tiranti, rappresentante delle Regioni italiane nella Cabina di regia nazionale per lo sviluppo e la promozione dei Cammini d’Italia. Tiranti ha sottolineato il percorso compiuto negli ultimi anni, evidenziando come il tema dei cammini abbia progressivamente superato la dimensione delle singole iniziative regionali per assumere una prospettiva nazionale.
L’obiettivo, ha spiegato, è creare un sistema capace di trasformare esperienze nate localmente in un’offerta riconoscibile su scala nazionale. Un processo che trova nel Cammino di Santiago un punto di riferimento, per la capacità di un itinerario di diventare nel tempo una vera destinazione internazionale.
La quinta edizione di “Noi camminiamo in Sardegna” ha coinvolto complessivamente 17 itinerari: otto legati ai Cammini di Sardegna, otto alle destinazioni turistiche di pellegrinaggio e un percorso in bicicletta. Un mosaico di esperienze che racconta una Sardegna diversa da quella delle sole coste e della stagione estiva e che punta a mettere in relazione territori, comunità e patrimonio culturale.
La manifestazione, realizzata con il patrocinio del Ministero del Turismo e in collaborazione con il Comune di Bosa, la Camera di Commercio del Nord Sardegna, Promocamera e Unioncamere Sardegna, ha offerto così anche l’occasione per riflettere sulle prospettive future del settore. La sfida sarà trasformare l’interesse crescente per il turismo lento in un progetto stabile, capace di sostenere le economie locali e di accompagnare i visitatori alla scoperta dei territori con ritmi diversi, distribuendo le presenze e creando nuove occasioni di sviluppo anche lontano dai mesi dell’alta stagione.