In occasione della Cavalcata Sarda 2026, che il Comune di Sassari definisce anche come “Festa della Bellezza”, la città propone un percorso espositivo dedicato all’abito femminile tradizionale. L’iniziativa si sviluppa dal 9 al 30 maggio e coinvolge quattro spazi culturali cittadini, collegati tra loro da un progetto grafico firmato dalla designer Mara Damiani.

Il percorso prende avvio al Padiglione Tavolara con la mostra “Tra-Me. Tradizione e Meraviglia”, che inaugura sabato 9 maggio alle 11. L’allestimento mette in dialogo abiti storici provenienti da una collezione privata con i dipinti della Collezione Piloni, in cui emergono scene di vita sarda tra Ottocento e Novecento. Accanto alle opere figurative trovano spazio anche materiali cinematografici d’epoca, dalle prime riprese dei fratelli Lumière fino agli anni Cinquanta, in un racconto che attraversa linguaggi e tempi diversi. La sezione rende inoltre omaggio a Eugenio Tavolara, riunendo alcune delle sue celebri “Cavalcate”, tra cui la scultura lignea e il rilievo architettonico legato allo stesso tema.
Al Museo Nazionale “G.A. Sanna”, il progetto assume una dimensione più partecipativa con l’esposizione “Dentro e fuori il Museo”. Qui vengono messe in relazione sette coppie di abiti provenienti da diversi centri del territorio sassarese, tra cui Cossoine, Ittiri, Osilo, Ossi, Ploaghe, Sennori e Thiesi. Ogni coppia accosta un capo conservato nelle collezioni museali a uno ancora in uso, prestato dalle comunità locali, con l’obiettivo di evidenziare la continuità e la trasformazione delle tradizioni vestimentarie.
La Pinacoteca Nazionale di Sassari ospita invece “Vestire da Regina”, un percorso che indaga il rapporto tra arte del primo Novecento e costume tradizionale. Le opere di artisti come Giuseppe Biasi, Mario Delitala Ballero e Filippo Figari raccontano una Sardegna rappresentata attraverso immagini idealizzate e fortemente identitarie, con riferimenti a centri come Bono, Ollolai e Teulada. In questo contesto trova spazio anche un capo maschile d’epoca proveniente proprio da Teulada, inserito nel dialogo tra pittura e realtà materiale.
Il quarto e ultimo spazio espositivo è la Sala Giuseppe Duce a Palazzo Ducale, dove la mostra “L’arte del ricamo” si concentra sul bustino femminile. L’esposizione analizza circa trenta varianti di questo elemento dell’abbigliamento tradizionale, soffermandosi su tecniche costruttive e materiali come broccati, velluti e stecche di palma nana. Il bustino viene così osservato non solo come capo funzionale, ma anche come espressione estetica e sociale legata ai diversi contesti territoriali.
L’ingresso a tutte le sedi è gratuito, in linea con l’intento di rendere il percorso accessibile a un pubblico ampio e diversificato.