I Buoni Servizi Sanitari della Regione Autonoma della Sardegna ampliano la loro portata e diventano uno strumento rivolto a una platea più ampia di cittadini economicamente fragili. La Giunta regionale ha approvato una modifica alle modalità di accesso che estende le prestazioni gratuite a tutte le classi di priorità previste dal sistema regionale di prescrizione specialistica.

Nella fase iniziale, il beneficio era riservato alle persone con una prescrizione classificata come Urgente (U) o Breve (B). Con il nuovo provvedimento, invece, il sostegno viene esteso anche alle altre priorità, ampliando così le possibilità di accesso alle cure per chi si trova in una situazione economica difficile.
La misura è destinata ai cittadini con un ISEE pari o inferiore a 10 mila euro e punta a ridurre il rischio che le difficoltà economiche possano trasformarsi in una rinuncia a visite specialistiche, esami diagnostici o altre prestazioni sanitarie. Un problema che può riguardare anche accertamenti importanti, come una risonanza magnetica, una gastroscopia o una colonscopia.
«Con i Buoni Servizi Sanitari vogliamo affermare un principio semplice ma fondamentale: la salute è un diritto e non può dipendere dalle condizioni economiche delle persone», sottolinea l’assessora regionale del Lavoro Desirè Manca. La misura, spiega, è stata finanziata con 10 milioni di euro attraverso il Fondo Sociale Europeo Plus, nell’ambito del PR Sardegna FSE+ 2021-2027, con l’obiettivo di sostenere concretamente le famiglie che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle cure.
L’estensione delle classi di priorità si accompagna all’adeguamento del Catalogo delle strutture sanitarie aderenti. Un passaggio che completa l’evoluzione di un intervento attivo per i cittadini dal 16 marzo 2026 e che, nei primi mesi di applicazione, ha progressivamente sostenuto l’accesso alle prestazioni sanitarie da parte delle persone con minori disponibilità economiche.
La gestione dei Buoni Servizi Sanitari è affidata ad ASPAL, che ha seguito la costituzione del Catalogo delle strutture aderenti e l’avvio operativo della misura.
L’ampliamento deciso dalla Regione punta ora a rendere il sostegno più accessibile, intervenendo su una delle principali barriere che possono condizionare la possibilità di curarsi: la disponibilità economica. «Scegliamo così di rafforzare concretamente il nostro impegno contro le disuguaglianze nell’accesso alle cure perché nessun cittadino deve essere costretto a rinunciare alla propria salute a causa delle difficoltà economiche», conclude Manca.