La Sardegna celebra Sant’Antonio tra fede, riti arcaici e comunità

In Sardegna, la metà di gennaio ha il colore caldo delle fiamme e il profumo del pane appena benedetto. I festeggiamenti in onore di Sant’Antonio abate, tra il 15 e il 18 gennaio 2026, tornano a scandire il calendario dell’Isola come uno dei momenti più identitari dell’anno, un rito collettivo che intreccia cristianesimo e simbolismi ancestrali, devozione e vita quotidiana, aprendo idealmente anche la stagione del carnevale tradizionale.

A Monastir, a pochi chilometri da Cagliari, la festa è tra le più sentite. Dal 15 al 18 gennaio il paese rinnova una devozione profonda, con il momento centrale fissato per sabato 17. La sera, intorno alle 19, l’accensione del falò diventa il cuore pulsante della comunità, preceduta dal rosario cantato e dalla messa solenne. Attorno al fuoco si ritrovano musica e convivialità, con la degustazione dei prodotti tipici locali. Il programma si apre giovedì con messa e processione e si chiude domenica mattina con un nuovo corteo e la benedizione e distribuzione del pane, gesto semplice e antico che racchiude il senso della festa.

A Nuoro, il 16 gennaio, la celebrazione dei fuochi di Sant’Antonio abate prende forma nel quartiere di San Paolo. La messa delle 18 apre una serata che culmina alle 19 con la benedizione e l’accensione del falò. Intorno alle fiamme, la comunità si stringe in un rito che unisce sacro e profano, prima di lasciare spazio alla tavola condivisa, con fave, lardo e vino rosso offerti a tutti.

Due giorni di fede e tradizione caratterizzano anche Laconi, il 16 e 17 gennaio. Il venerdì pomeriggio il falò si accende nel piazzale di Sant’Antonio, seguito dalla messa animata dal coro femminile e dalla processione accompagnata dalle launeddas. Dopo la benedizione del fuoco arriva la prima uscita di Su Corongiaiu, la maschera tradizionale locale, mentre la sera prosegue tra musica e sapori. Il sabato è scandito da nuove celebrazioni religiose e dalla processione che riporta il paese al centro della sua memoria collettiva.

Nel centro dell’Isola, Borore rinnova il rito de Sa Tuva, il grande tronco cavo che viene acceso in Piazza della Libertà il 16 gennaio. È un fuoco carico di significati simbolici, attorno al quale si compiono i tradizionali tre giri prima della benedizione. La giornata si snoda tra momenti solenni, pranzo comunitario e una lunga serata folk, tra organetti, balli e canti.

A Gadoni, sempre il 16 gennaio, Su Fogadoni illumina Piazza 4 Novembre dopo i vespri solenni celebrati nella parrocchia di Maria Vergine Assunta. Quest’anno il rito si arricchisce di un momento speciale con l’inaugurazione della statua dedicata a Francesco Antonio Broccu, inventore gadonese. La festa diventa spettacolo corale tra musica, maschere tradizionali, balli e la tradizionale favata, simbolo di una convivialità che resiste al tempo.

Sorgono, nel Mandrolisai, vive il 16 e 17 gennaio l’inizio del carnevale tradizionale con il rito de Sa Tuvera. L’accensione del fuoco in piazza Concas segna anche sa prima essida de Is Arestes, la maschera tipica del paese, mentre il giorno successivo la messa e la processione lasciano spazio a cori e balli serali.

A Macomer, il 16 gennaio, Sa Tuva viene accesa in piazza Santa Croce nel pomeriggio, seguita dalla benedizione e dalla processione con il santo per le vie del centro storico. Il rito, organizzato dall’associazione Sa Tuva Santa Rughe, si conclude con i festeggiamenti civili che coinvolgono l’intera cittadinanza.

Mandas celebra Sant’Antonio e San Sebastiano il 16 e 17 gennaio con Su Fogadoni, un evento che anticipa il carnevale e richiama il legame profondo tra fuoco, rinnovamento e cicli della natura. La processione conduce fino alla chiesetta medievale di Sant’Antonio abate, dove il falò accende una notte di musica e balli, resa ancora più suggestiva dalla possibilità di raggiungere il borgo con il treno storico.

A Montresta, “Sant’Antoni ‘e su fogu” è un rito identitario che il 16 e 17 gennaio unisce vespri, messa e benedizione del pane e del fuoco a una serata di favata e musica in piazza. Il giorno seguente, la processione del santo chiude un appuntamento che è prima di tutto comunità.

Ottana, nella notte del 16 gennaio, ospita la prima uscita ufficiale di Boes, Merdules e Filonzana in occasione dell’accensione del falò. Dopo la messa e la benedizione, la distribuzione del pane votivo e dei dolci apre la strada al momento più atteso, quello delle maschere, tra balli cantati e cena comunitaria.

A Orotelli, tra il 16 e il 17 gennaio, Su Presperu richiama visitatori da tutta l’Isola. Il fuoco accende la scena per l’esibizione dei Thurpos, figure arcaiche dal volto annerito e dal passo lento, protagonisti di una rappresentazione simbolica che affonda le radici nella civiltà agro-pastorale.

Nel Campidano, Decimomannu lega i falò di Sant’Antonio ai festeggiamenti per il patrono. Il triduo religioso precede il 17 gennaio, giornata centrale con benedizione degli animali, processione e, la sera precedente, l’accensione de Su Fogadoni in piazza Sant’Antonio, tra musica, balli e sapori locali.

Mamoiada, dal 16 al 18 gennaio, offre una delle celebrazioni più complesse e affascinanti. I fuochi accesi in ogni rione raccontano un mito che richiama Prometeo, mentre il 17 gennaio segna sa prima issida di Mamuthones e Issohadores, in una lunga giornata che attraversa il paese fino a notte fonda.

A Siniscola, il 16 gennaio, Sa prima essita delle maschere locali anima piazza Sant’Antonio, mentre a Bari Sardo il rito di Su Fogoroni unisce messa, processione e degustazioni in una serata di forte partecipazione popolare. Esterzili, il 17 gennaio, trasforma la piazza in un grande banchetto comunitario attorno al falò, mentre Assemini, sempre il 17, accende Su Fogadoni in piazza Sant’Andrea tra canti, vino e legumi condivisi.

Sadali celebra Is Foghidonis il 17 gennaio, con giganteschi fuochi e la prima uscita di S’Urtzu e su Pimpirimponi, in un intreccio di riti, musica e cucina tradizionale. A Sinnai, infine, lo stesso giorno, l’accensione del falò è accompagnata dall’esibizione de Is Cerbus, maschere legate a una simbolica caccia rituale, precedute dalla messa e dalla benedizione degli animali.

Dai piccoli borghi ai centri più grandi, Sant’Antonio abate resta in Sardegna molto più di una ricorrenza religiosa. È un tempo sospeso, in cui il fuoco diventa linguaggio comune, capace di raccontare la continuità di una cultura che, anno dopo anno, continua a riconoscersi attorno alle stesse fiamme.

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