All’ex Convento dei Cappuccini Antonio Sini incontra Gramsci

L’ex Convento dei Cappuccini di Quartu Sant’Elena si conferma luogo di incontro tra arte e letteratura con una nuova mostra che intreccia memoria e ricerca artistica. Negli spazi della Sala Teche, in via Brigata Sassari, venerdì 6 marzo alle 17 sarà inaugurata “Antonio Sini incontra Gramsci”, esposizione promossa dall’Istituto Gramsci Sardegna in collaborazione con la Cineteca Sarda e con il patrocinio del Comune di Quartu Sant’Elena.

L’appuntamento rende omaggio a Antonio Gramsci attraverso lo sguardo e la sensibilità di Antonio Sini, pittore, scultore e poeta nato a Sarule, attivo in Sardegna dagli anni Sessanta. In mostra una serie di tempere dedicate alla figura del pensatore sardo, opere che furono esposte nel 1977 ad Ales in occasione del quarantennale della morte di Gramsci, alla presenza di Enrico Berlinguer, e che da allora non erano più state presentate al pubblico. L’esposizione rappresenta quindi un’occasione per riscoprire un capitolo significativo del percorso artistico di Sini, rimasto a lungo lontano dagli spazi espositivi.

All’inaugurazione interverranno Gianfranco Bottazzi, presidente dell’Istituto Gramsci, Pier Giorgio Serra, direttore dell’Istituto, Antonello Zanda, direttore della Cineteca Sarda, Mariella Obino, moglie dell’artista, e il vicesindaco di Quartu Tore Sanna. La mostra si inserisce in un percorso di valorizzazione culturale che l’ex Convento porta avanti da tempo, confermandosi cornice suggestiva per iniziative di rilievo.

Antonio Sini nacque il 17 agosto 1928 a Sarule, nel cuore della Barbagia, in un contesto di pastori, contadini e artigiani che avrebbe segnato profondamente la sua poetica. Morì il 22 luglio 2017, a 89 anni. La sua biografia è attraversata da passaggi decisivi: imparò a leggere e scrivere durante sette anni di carcere, scontati da innocente, e una volta libero iniziò a partecipare a concorsi letterari e artistici, attirando l’attenzione della critica nazionale nel 1965 con “La terra che non ride”, cui seguirono “Oltre le radici” nel 1968 e “Il fiore impiccato” nel 1976.

Proprio “La terra che non ride” diede il titolo a un documentario a colori sulla Sardegna diretto agli inizi degli anni Sessanta dal regista Giuseppe Fina, che scelse Sini come protagonista. Il film ottenne riconoscimenti ai festival internazionali di Locarno, Bergamo, Mosca e Tokyo, contribuendo a diffondere la figura dell’artista oltre i confini regionali.

Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue, dal tedesco al giapponese, e le sue opere – inchiostri, pastelli, tempere, sculture in ferro, legno, pietra e terracotta – hanno suscitato interesse tra pubblico, critici e collezionisti. A Sassari e a Cagliari i suoi collage dedicati alla “Violenza nel mondo” accompagnarono spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, in un dialogo tra arti visive e teatro civile.

La mostra all’ex Convento dei Cappuccini offre dunque uno sguardo ampio su un artista che ha attraversato con coerenza e originalità oltre mezzo secolo di produzione, mettendo in relazione la propria esperienza personale con i grandi temi del Novecento e con una delle figure più significative della storia intellettuale sarda.

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