Si è svolto nei giorni scorsi a Quartu l’incontro che ha riunito istituzioni, servizi, imprese e realtà della comunità locale per fare il punto su INCLUDIS, il progetto finanziato dalla Regione Sardegna e dedicato all’inclusione socio-lavorativa delle persone con disabilità. Un’iniziativa che tocca da vicino il tema della qualità della vita, intrecciando lavoro, diritti e partecipazione sociale.

Il Comune di Quartu Sant’Elena, capofila dell’Ambito PLUS Quartu-Parteolla, ha promosso il confronto partendo da un’esigenza concreta del territorio: offrire opportunità reali a chi rischia di rimanere ai margini del mondo del lavoro. “Il progetto INCLUDIS 2024 nasce proprio da questo bisogno – ha spiegato l’assessore ai Servizi Sociali Marco Camboni –. Non si tratta di mancanza di capacità, ma spesso di assenza di occasioni, di contesti adeguati e di un accompagnamento strutturato. Per questo l’obiettivo non è semplicemente inserire, ma costruire percorsi autentici”.
I destinatari sono 76 persone, ciascuna con una storia diversa. Non solo disabilità, ma anche fragilità psicologiche e percorsi complessi alle spalle. Il progetto punta a offrire una possibilità concreta di ripartenza, mettendo al centro le potenzialità individuali oltre alle difficoltà.
Il cuore operativo di INCLUDIS è rappresentato dai tirocini, progettati su misura e caratterizzati da una forte componente di accompagnamento. Dalla presa in carico iniziale all’orientamento personalizzato, fino al supporto durante l’esperienza lavorativa, ogni fase è seguita da tutor e operatori. Il monitoraggio continuo è pensato per garantire non solo l’avvio, ma anche la stabilità e la qualità del percorso.
Alla base dell’iniziativa c’è una rete consolidata. Il Comune lavora insieme a partner come ISAR, Fondazione Polisolidale e IKNOFORM, realtà con esperienza nel campo dell’inclusione sociale. Un ruolo decisivo è svolto anche dalle imprese del territorio che hanno scelto di partecipare, aprendo le porte ai tirocinanti e contribuendo a trasformare il progetto in un’esperienza concreta di integrazione.
INCLUDIS si configura così non solo come un intervento sociale, ma come un investimento sulla comunità. Rafforzare competenze, promuovere autonomia e creare relazioni significa anche ridurre le disuguaglianze e costruire un contesto più equo.
“Non sono semplici interventi tecnici – ha aggiunto Camboni – ma scelte politiche precise. Mettere al centro le persone, non lasciare indietro chi è più fragile e costruire opportunità anche quando è complesso. Una comunità si misura anche dalla capacità di prendersi cura dei propri cittadini. INCLUDIS va in questa direzione, trasformando l’inclusione in pratica quotidiana”.