Pensieri sulla “Rivoluzione Sarda” nella Sardegna contemporanea è il sottotitolo che accompagna Nara Cixiri, il progetto del Comune di Cagliari realizzato con il finanziamento della Regione ai sensi della legge 44/1993. Quattro appuntamenti, distribuiti tra scuole, luoghi simbolo dell’insurrezione, teatro e spazi culturali, per rileggere la Sarda Rivoluzione del 1794 alla luce delle domande e delle aspirazioni della Sardegna di oggi.

Il percorso prenderà avvio dagli istituti superiori della città, dove sono previste proiezioni e incontri guidati dagli storici Omar Onnis, Giampaolo Salice e Valerio Deidda. Il confronto con gli studenti sarà centrato su temi che vanno oltre la ricostruzione degli avvenimenti storici: libertà, autodeterminazione dei popoli e futuro della Sardegna saranno al centro del dialogo con le nuove generazioni.
Il primo appuntamento aperto al pubblico è in programma venerdì 9 ottobre allo Spazio Search, a partire dalle 18, con ingresso gratuito. “Procurade ‘e moderare” vedrà l’attrice Lia Careddu dare voce alle strofe più significative di Su Patriotu Sardu a sos Feudatarios, il componimento scritto nel 1794 dal magistrato ozierese Francesco Ignazio Mannu e stampato clandestinamente. Un testo che nel tempo è diventato uno dei simboli dell’identità politica e culturale dell’Isola ed è oggi l’inno ufficiale della Sardegna.
Tra una sequenza e l’altra, Franciscu Sedda e Francesco Casula, Luciano Carta e Salvatore Cubeddu ne affronteranno gli aspetti storici e letterari, offrendo chiavi di lettura per comprendere il contesto nel quale il testo nacque e il significato che ha assunto nel tempo. La serata si aprirà con le voci degli studenti e si concluderà con il coro Carrales, chiamato a eseguire le prime strofe dell’inno. A moderare sarà Ottavio Nieddu.
Il secondo appuntamento è fissato per venerdì 23 ottobre al Teatro Massimo, alle 21, con il concerto “Nara Cixiri”. Lo spettacolo sarà costruito attorno a tre parole, radici, rivolta e lingua, e riunirà sul palco il Tenore Murales di Orgosolo, Rossella Faa, Piero Marras, Ambra Pintore, Dolfi, Randagiu Sardu con Matteo Leone e i Let’s Roots Duo. A condurre la serata saranno Lele Pittoni e Renzo Cugis. Anche in questo caso l’ingresso sarà gratuito.
Il giorno successivo, sabato 24 ottobre, la storia uscirà dagli spazi dello spettacolo per tornare nei luoghi in cui gli eventi del 1794 presero forma. “Is bias de s’Aciapa” sarà una passeggiata in lingua sarda, organizzata in due turni, alle 10 e alle 16, con partenza da Piazza Palazzo. A guidare il percorso saranno Emanuele Pittoni e lo storico Valerio Deidda.
L’itinerario partirà da via Angioy e attraverserà alcuni dei luoghi legati all’insurrezione: Porta di Sant’Agostino, la Torre dell’Elefante, Palazzo Boyl, il Palazzo Regio e il Palazzo Arcivescovile. Il percorso proseguirà poi verso la Marina e il porto, punto conclusivo di una vicenda che il 7 maggio 1794 vide il bastimento veneziano lasciare Cagliari con a bordo il viceré.
A chiudere il progetto sarà, mercoledì 28 ottobre, l’incontro “Sant’Efis e sa Rivolutzione” nella chiesa di Sant’Efisio. Al centro ci sarà il rapporto tra la devozione al santo, la memoria della comunità e gli avvenimenti rivoluzionari. Nel 1794, infatti, la tradizionale processione non si svolse il primo maggio, come previsto, ma venne rinviata di un mese: un caso rimasto unico nella storia della festa.
Il legame tra Sant’Efisio e quegli anni era già emerso nel 1793, durante l’assedio francese, quando al santo era stato attribuito il titolo di “Comandante Supremo dei Difensori”. Saranno esperti e storici a ripercorrere questo passaggio, con la partecipazione dell’Arciconfraternita del Gonfalone, mettendo in relazione devozione popolare, memoria civile e rivoluzione.
Nara Cixiri sceglie così di affrontare la Sarda Rivoluzione non soltanto come una pagina della storia isolana, ma come un episodio ancora capace di suscitare interrogativi nel presente. Dalle aule scolastiche ai luoghi dell’insurrezione, dalla musica alla lingua e alla memoria religiosa, il progetto prova a costruire un dialogo tra ciò che accadde nel 1794 e una Sardegna contemporanea chiamata ancora a interrogarsi sulla propria identità, sulle proprie radici e sulle proprie prospettive.